giovedì 28 gennaio 2016

Com'é mai possibile amare e avere paura?

Quando leggi una storia straordinaria, alla fine ti mancano le parole giuste per esprimere a pieno ciò che hai provato durante la lettura. Hai paura di non essere all'altezza per far comprendere a chi ti ascolta che il libro dovrebbe essere letto da tutti.
Sto parlando di Carol scritto da Patricia Highsmith.
Uscito in America nel 1952 sotto lo pseudonimo di Claire Morgan e con il titolo The Price of Salt, questo libro è il frutto di un incontro tra la Highsmith, allora commessa nel periodo natalizio in un grande magazzino di New York, e una bellissima cliente dai capelli biondi. Uno scambio forse di poche parole, ma un turbamento così assoluto da portare la scrittrice a scrivere quella sera stessa il suo nuovo romanzo. Come la Highsmith racconta nella postfazione, scrisse la trama in poche ore mentre si sentiva febbricitante (scoprirà poi di avere la varicella) e dopo il rifiuto del suo editore di pubblicare un libro che raccontasse una storia d'amore tra due donne, ne cercò subito un altro accettando che la pubblicazione avvenisse sotto pseudonimo per evitare che il mondo la etichettasse come scrittrice lesbica. 

America degli anni cinquanta. Therèse è un'aspirante scenografa teatrale che nel periodo natalizio lavora in un grande magazzino di New York,  cercando di racimolare i soldi e pagarsi la scuola per scenografi. Una sera, una giovane signora elegante si fa largo tra la folla con una singolarità unica, quasi fosse sola e tutto il resto attorno a lei insignificante. Un attimo e Therèse ne rimane affascinata. Un paio di guanti lasciati sul bancone da Carol e la vita di Therèse cambia per sempre. Conoscerà l'Amore che non ha mai provato prima.

La scrittura della Highsmith è lucida e asciutta, non ci sono giri di parole e l'incontro tra le due donne viene descritto con assoluta semplicità senza mai cadere nel banale o negli stereotipi. Due donne. L'una poco più che ventenne, fidanzata con un uomo che non ama. L'altra più matura, moglie in procinto di divorzio e madre amorevole. Notevole come le due protagoniste riempiono tutto lo spazio del libro, come se le persone intorno a loro o ciò che accade passasse in secondo piano. Ci sono loro due e il loro amore. Un amore che non riescono a spiegare, ma al quale decidono di abbandonarsi con coraggio nonostante il giudizio della gente e i doveri di madre e moglie a cui Carol non può sottrarsi. 

L'aggressività che riusciamo a percepire dentro il personaggio di Carol è un riflesso naturale della condizione sociale a cui è costretta che attrae Therèse senza paura. I dialoghi sono sussurrati a volte trattenuti. Si percepisce in tutta la storia l'attrazione che provano l'una per l'altra e la difficoltà, da parte di entrambe, di nascondere un sentimento che agli occhi del mondo è solo una vergogna. Attraversiamo diverse fasi nella vita di Therèse: il turbamento, la scoperta, la crescita, l'abbandono. In ognuna di esse il lettore assiste a un cambiamento che lo porta ad attraversare il viaggio compiuto dalle due protagoniste per fuggire dalle tensioni della vita quotidiana al termine del quale un investigatore privato, ingaggiato dal marito di Carol, le metterà con con le spalle al muro richiamandole alla loro vita.


Ho amato questo libro con tutta me stessa. L'Amore, raccontato così bene da Patricia Highsmith, ti lascia senza fiato. Perché oggi come ieri le cose non sono poi così diverse e forse, almeno in Italia, non cambieranno mai, ostinati come siamo a non voler capire che l'amore è amore in tutte le sue forme.
Scegliere di amare senza aver paura dei giudizi della società è quanto più di coraggioso potremmo mai fare in tutta la vita.

Patricia Highsmith, già autrice di romanzi di successo come Sconosciuti in treno e Il talento di Mr Ripley, racconta di aver ricevuto, dopo la pubblicazione del libro numerose lettere di donne. Donne che hanno testimoniato la loro riconoscenza per aver scritto una storia d'amore lesbica a lieto fine a differenza delle rappresentazioni negative e pessimistiche, che erano la norma, per le storie omosessuali pubblicate all'epoca.

Nel 2015 Carol viene portato al cinema per la regia di Todd Haynes con le attrici Rooney Mara e Cate Blanchett, interpreti rispettivamente di Therèse e Carol, e la sceneggiatura di Phyllis Nagy autrice di testi teatrali, la cui bravura è stata quella di riportare fedelmente il testo del romanzo cambiando solo alcuni aspetti marginali. 
L'interpretazione delle attrici, sublime in alcuni punti, fa rivivere la magia di un incontro, l'attesa, la paura, il coraggio. Tutto viene descritto e interpretato con naturalezza senza mai apparire volgare o scontato: una ciocca di capelli scostata, la sigaretta fumata in un certo modo, le guance arrossate, le scene di sesso. Tutta la vicenda sentimentale si svolge attraverso un lungo flashback di Therèse che si snoda in un melodramma intimo, vissuto in un'epoca dove l'omosessualità era vista come una malattia da curare. Dopo Lontano dal paradiso, il film che lo ha fatto conoscere al grande pubblico, Todd Haynes ci regala un'altra pellicola contraria alla morale perbenista che emoziona fino alla fine.

"Che strana ragazza è lei."
"Perché?"
"Sembra piovuta dallo spazio


lunedì 21 dicembre 2015

A natale cosa regalo a un Lettore?

Cari amici se ancora non sapete cosa regalare al cugino-fratello-fidanzato-amica-zia-madre-padre e chi più ne ha più ne metta, ponetevi qualche domanda. Sono dei lettori? Davvero voglio regalare, anche questo natale, qualcosa di assolutamente inutile tanto "basta il pensiero" ?

In entrambi i casi posso aiutarvi con qualche consiglio, che se seguirete per filo e per segno, vi ritroverete a fare una bella figura e sarete soddisfatti di voi stessi. 
Poniamo il caso che la persona a cui non sapete cosa regalare sia un Lettore. Come ve ne accorgete?
a. Parla continuamente dei libri letti non per vantarsi ma per condividere con qualcuno la gioia che regala la lettura;
b. E' informato su tutte le ultime uscite letterarie;
c. Frequenta assiduamente librerie, biblioteche e incontri con gli autori;
d. Ti consiglia di leggere i libri migliori;

Ora, se avete amici o fratelli del genere oltre a ritenervi fortunati, potete andare sul sicuro regalando loro un buon libro.
Attenzione, NON un libro qualsiasi. Così come non regalereste mai un pacco di würstel a uno chef pluristellato, oppure un pennello scadente a un pittore, o una macchina usa e getta a un fotografo professionista o... ok basta. Avete capito, no?
Quindi vi prego a nome di tutti i Lettori del mondo, non vi presentate con un regalo tipo:
1.Qualsiasi libro dal titolo Innamorarsi a Parigi, L'amore a Praga, Noi due innamorati follemente, Cercami, Mi manchi, Un incredibile disastro, ecc ecc ecc... Come fanno a vendere questi libri per me è ancora un mistero, ma su questo punto sorvoliamo;
2. Evitate tutti quei libri dalla copertina disegnata con libri accompagnati da tazze di tè fumante, piatti di pasticcini o di librerie con cuoricini colorati. Ma scherziamo?
3. Vi prego, non ci regalate MAI le saghe del tipo 50 sfumature, After e compagnia bella. Qualsiasi vero lettore vi tirerebbe dietro non un libro ma la saga intera.

Se avete seguito questi piccoli accorgimenti vi ritroverete in libreria un po' spaesati, me ne rendo conto. E allora, per prima cosa, come facciamo a capire qual è il libro giusto? Potete spulciare la libreria del vostro amico/Lettore per capire quali libri preferisce. Oppure, anche se non ve ne importa nulla, potete ascoltare con attenzione quando parla degli ultimi libri letti.
Sapete che tutti noi abbiamo una wishlist su Anobii, Facebook, Goodreads ecc, si? La mia ad esempio è qui, sorprendetemi!
Ma se proprio siete in alto mare e non sapete dove mettere mani ecco a voi una lista con i miei consigli letterari per qualsiasi tipo di lettore.


Per l'amante dei gialli e le atmosfere noir consiglio Io sono il tenebroso di Fred Vargas che completa la serie dei tre evangelisti insieme a Chi è morto alzi la mano e Un po' più in là sulla destra. Fred Vargas, a dispetto del nome che è un po' fuorviante, è una scrittrice che nei suoi libri concentra umorismo e noir creando un'ottima miscela. Il punto forte dei suoi libri sono i personaggi e le loro particolarità. 
In questo libro i tre evangelisti aiutano a risolvere un caso sui cui sta indagando l’ex dipendente del Ministero dell’Interno, Louis. Con un ginocchio mezzo rotto e un rospo che l’accompagna dappertutto aiuta la vecchia Marthe e il suo “figlioccio” non proprio sveglio, per trovare un assassino di giovani donne avendo come unico indizio una poesia, El Desdichado, i cui primi versi sono “Io sono il tenebroso, il vedovo, l’inconsolabile, il principe d’Aquitania la cui torre è stata distrutta”.


Per tutti e in particolare per chi legge i fumetti consiglio la graphic novel Pillole blu di Frederik Peeters, uscito nel 2001 e pubblicato in Italia  già nel 2004 da Kappa Edizioni. E' il racconto autobiografico dell’amore tra il fumettista ginevrino Frederik e Cati, una ragazza sieropositiva con un matrimonio alle spalle che ha trasmesso la sua condizione anche al figlio avuto con il suo ex marito. In Pillole Blu l’HIV è solo un pretesto narrativo dal forte impatto emotivo, utilizzato per narrare principalmente una bellissima storia d’amore. In questo fumetto L’HIV non viene vista come una condanna, ma come un’opportunità per saper apprezzare la quotidianità  e liberarsi da elucubrazioni negative e inutili.
Una nuova edizione curata da Bao Publishing con l’aggiunta di pagine inedite scritte e disegnate da Peeters, rende questo fumetto un regalo di natale perfetto.

Per coloro che amano i classici alla follia consiglio Bel Ami di Guy Maupassant. E' la storia di George Duroy, un giovane arrampicatore sociale e fatuo  provinciale privo di talento e di formazione che arriva a Parigi dopo una deludente avventura militare e, sfruttando il successo con le donne, si trasforma in un giornalista famoso imparentato con l'alta finanza. Dietro la sua arroganza, il lusso, gli eccessi, le donne, si cela però un'ossessionante paura della morte che vanifica la sua sfrenata ricerca del successo. 
Una lettura piacevole e coinvolgente in cui si apprezza la notevole bravura di Maupassant nel delineare così beni i personaggi di questo romanzo tanto che in alcuni punti il lettore si trova a fare il tifo per il protagonista nonostante sia cinico e subdolo.

Per grandi e piccini che di Harry Potter hanno fatto il loro eroe preferito è appena stata pubblicata in Italia dalla Salani Editore, l'edizione illustrata de La pietra filosofale
L'illustratore Jim Kay, scelto personalmente dalla Rowling, è un grande appassionato di biblioteche e di botanica e ciò emerge nell’accuratezza ed eleganza dei suoi paesaggi. La tecnica utilizzata da Key è l’acquerello. Kay non si è fatto influenzare dalla versione cinematografica, ha disegnato con tratti precisi e un chiaroscuro perfetto i personaggi e gli ambienti così come lui, leggendo il libro, se le è immaginate. 
Il libro costa un pò ma ne vale la pena.

Per chi, come me, ama le storie particolari o è attratto dal Sudamerica, come potrei non consigliarvi La zia Julia e lo scribacchino di Vargas Llosa?
Pedro Camacho è uno strano inventore di trame melodrammatiche e truculente per un programma radio. Tutti in città attendono con impazienza le puntate della sua fantasia, fatte di arresti misteriosi, morti segrete, incesti, sangue e passioni. Parallelamente scorre la storia di Mario, un giovane aspirante scrittore, che s'innamora di una zia vedova e matura, che finirà per sposare, prima di trasferirsi in Europa e affermarsi come scrittore.
Liosa narra con talento, ironia e fantasia una storia sopra le righe da assaporare parola per parola. Vi ritroverete ad essere catapultati in un mondo lontano, fatto di famiglie numerose e romanzi radiofonici, nella totale assenza della televisione, circondati dall'atmosfera rarefatta e piena di suoni e colori che solo il Sudamerica sa regalare.

Per coloro che hanno amato la storia di Scout e vorrebbero una figlia tale e quale consiglio Và, metti una sentinella di Harper Lee. Ambientato a metà degli anni cinquanta, anni complessi per il superamento della discriminazione razziale negli Stati Uniti, presenta molti personaggi de "Il buio oltre la siepe" vent’anni dopo. Scout torna a Maycomb da New York per andare a trovare Atticus. Cercando di comprendere l’atteggiamento del padre nei confronti della società e i suoi stessi sentimenti verso il posto dove è nata e dove ha passato l’infanzia, Scout è costretta ad affrontare difficili questioni personali e politiche. 


Infine, se avete un amico appassionato di racconti, vi consiglio caldamente Cattedrale di Raymond Carver. Uno di quegli autore che o si ama o si odia in Cattedrale il racconto che dà il titolo alla raccolta, narra di un uomo che intrattiene un cieco, amico della moglie, che è andato a far loro visita. E nel corso della serata si trova a spiegargli come sia fatta una cattedrale. Una storia banale al primo impatto. Ma la bravura di Carver è quella di saper cogliere l'essenzialità delle situazioni e dei personaggi e metterle nero su bianco. Nei suoi racconti ci sono le emozioni e minuziose descrizioni di ambienti e personaggi che alla fine del libro portano il lettore ad avere la sensazione concreta di aver letto qualcosa di indelebile e prezioso.


Nella speranza di avervi dato i consigli necessari per regalare e regalarvi un buon libro auguro a tutti voi un sereno natale!



sabato 5 dicembre 2015

Vogliamo essere liberi di leggere

Tempo fa scrissi un articolo, pubblicato anche dalla rivista Spam, in cui parlavo di promuovere la lettura tra i detenuti grazie a una proposta di legge presentata dalla regione Calabria. I detenuti, leggendo libri, potrebbero usufruire di una riduzione di pena. Un'idea che in Brasile sta dando ottimi risultati e che anche da noi potrebbe essere un antidoto al disagio e una forma di riscatto sociale e personale. 

Come saprete, da circa un anno, si è diffusa in tutta Italia l'iniziativa del Libro Sospeso nata da un'idea di Michele Gentile. Il lettore entra in una libreria e acquista un libro per un altro lettore sconosciuto che lo ritira direttamente alla cassa. Un'iniziativa che oggi ha un'interessante variante: a ricevere i libri, questa volta, saranno le biblioteche penitenziarie. Grazie a Liberi Di Leggere, promossa a livello nazionale dalla libreria Fanucci di piazza Madama, a Roma, ogni libreria aderente (oltre Roma anche Catania, Venezia, Cagliari, Bologna) si è messa in contatto con un istituto carcerario della zona per ricevere la lista dei libri da acquistare. I libri, infatti, non vengono scelti dai lettori ma sono gli stessi istituti penitenziari a indicare una lista di testi richiesti, per evitare che le biblioteche si riempiano di titoli già presenti. Grazie a questa bellissima iniziativa, dal 12 ottobre al 30 novembre, sono stati acquistati e raccolti tantissimi libri che andranno a infoltire o a creare dal nulla le biblioteche degli istituti carcerari 

Per questo motivo domenica 29 novembre siamo scesi in piazza  con il nostro progetto Noi Ci Proviamo pronti a raccogliere libri da donare ai detenuti del Carcere di Taranto. Una raccolta che si è rivelata un piacevole incontro tra lettori, come spesso capita durante i nostri scambi libri nei quartieri di Taranto. Lettori entusiasti che hanno aderito a questa iniziativa con lo spirito giusto, ovvero aiutare i detenuti a evadere dalle quattro mura del carcere leggendo un buon libro. Spesso duranti i nostri eventi incontriamo tanta gente che ci racconta le loro storie, il loro rapporto con i libri, la loro difficoltà a separarsene per donarlo a un altro lettore.
Parlando con alcuni ex detenuti è emerso che non è possibile tenere più di due libri in cella, che occorre compilare una richiesta per ottenere il libro desiderato e troppo spesso i tempi nel rilascio sono lunghi o peggio ancora la biblioteca è carente di libri o del tutto sprovvista di quelli più recenti.

Per tutti coloro che sono detenuti in carcere i libri hanno un'importanza fondamentale. Perché non consentire ai detenuti di avere un incontro con gli autori? Perché non organizzare gruppi di lettura o corsi di scrittura all'interno del carcere? Non sarebbe questa la rieducazione del condannato tanto decantata e così poco attuata?
Ad esempio c'è il  Premio Goliarda Sapienza, Racconti dal carcere per i lettori delle Case Circondariali, giunto quest'anno alla sua quinta edizione. Voluto dalla Presidenza della Repubblica, dalla Rai e dagli sponsor che credono nella bontà dell'iniziativa, unico premio letterario in Europa dedicato ai detenuti adulti e minori di tutte le carceri d'Italia
Una Giuria, dopo aver valutato gli elaborati pervenuti dai detenuti, ne sceglie venti che vengono affidati a scrittori professionisti per le correzioni e per una breve prefazione. Tra i Tutor: Dacia Maraini, Lidia Ravera, Erri de Luca, Carlo Verdone e tanti altri. 

Un'interessante iniziativa dove occorre la collaborazione di librai, editori, cittadini e istituzioni. Introdurre la cultura nelle carceri ha una forte valenza educativa e riabilitativa. Dedicare il tempo oltre che al lavoro anche alla lettura, alla riflessione, all'esame di sé stessi, una volta scontata la pena, può essere fonte di un futuro migliore, senza ricadute e nuove condanne. La parola scritta come atto di libertà, di ribellione, di non rassegnazione. 
Tante volte ho chiesto ai lettori della mia città di donarmi libri e tutte le volte ho ricevuto più di quello che avevo chiesto. Ringrazio a nome del progetto Noi Ci Proviamo tutti coloro che ci hanno permesso di raccogliere libri e regalare nuove parole scritte a chi non vuole più essere prigioniero dell'ignoranza. Perché è possibile trovare una via di fuga anche attraverso i libri.





lunedì 2 novembre 2015

Reading People: l'erotica della lettura

Avete mai osservato una persona che legge un libro? Osservarla con attenzione non di sfuggita. La posizione che assume, il libro che ha in mano, il contesto in cui legge. Tutti questi elementi, messi insieme, fanno Reading People, un progetto fotografico che rivela l'erotica della lettura. 
Pierpaolo Lippolis, classe 1995, fotografa le persone che leggono. Attende che il soggetto inizi a leggere, che sia effettivamente preso dalla lettura, poi inizia a scattare e con un click della macchina fotografica cattura un momento prezioso. Un istante d'intimità rubato, dal quale emerge il legame tra il lettore e il suo libro. Dietro ogni foto scattata da Pierpaolo c'è una storia che ci porta a domandarci come mai quella persona ha scelto quel libro? Perché legge in libreria o in treno o nella sua stanza? Perché legge distesa piuttosto che seduta? Ecco cosa mi piace di questo bel progetto fotografico: le storie dei lettori raccontate in una semplice foto. Semplici e istantanee, proprio per questo bellissime ci permettono di osservare cosa accade nel momento stesso in cui leggiamo un libro.

Come ti è venuta l’idea del progetto Reading People?

  Pierpaolo legge Un giorno questo dolore ti sarà utile                                                  
Reading People nasce un po’ per caso, sotto la luce di una strana stella. Ho seguito un corso di fotografia e alla fine bisognava che ciascuno portasse un progetto di sette foto per poter allestire una mostra collettiva. In quei giorni mi sono chiesto che cosa potesse interessarmi, che storia volessi raccontare. Con sette foto puoi dire abbastanza. Credo di aver scattato parecchio in quei giorni, ho cercato diverse soluzioni in maniera caotica. Mi affannavo a trovare un’idea interessante, volevo fare il botto.
Così tra uno sforzo e un altro sforzo – che  non hanno portato da nessuna parte, – mi sono semplicemente guardato intorno e mi sono chiesto: ma a me cosa piace davvero? Con che cosa mi so relazionare per davvero? E così è spuntata fuori la prima idea di Reading People.

                                                                    
Raccontaci la tua passione per i libri

Trovo davvero stucchevole sentire o leggere certi monumentali elogi ai libri e alla lettura. A volte lo trovo davvero scontato, banale, sproporzionato. Non starò qui a scrivere quanto sia importante, quanto sia indispensabile, non cercherò di fare un bilancio (sempre totalmente in difetto) di quante siano le persone che leggono in Italia, nel mondo, per non pensare ai ragazzi delle ultime generazioni, etc. Tutto quello che posso dirti sul mio rapporto con i libri è impastato con la mia quotidianità, con una naturalezza del vivere. Mentre crescevo ad un certo punto – non so se mamma e papà centrino in tutto questo, - mi sono ritrovato a farlo. Non riesco nemmeno a risalire ad un’età o un momento particolare. L’ho fatto. È successo, è diventato la mia modalità di stare al mondo.
Più che una passione è un modo di vivere, ecco.



Perché fotografare le persone mentre leggono? C’è un legame tra i libri e la fotografia?

Un pomeriggio ero al bar con un mio amico. Avremmo dovuto fare la foto di lì a poco. E lui, ad un certo punto, mi dice: quando leggiamo ci scordiamo di noi stessi, non sappiamo in nessun modo come ci vedono le persone intorno. Io gli ho detto che è esattamente questo il senso del progetto. Bucare quella bolla così intima, entrare nella stanza privata di un altro, spiare qualcuno nel momento in cui è in relazione con qualcosa, che vuol dire essere altrove, o forse addirittura amare.

                Vittoria legge Memorie di Adriano
Quando parlo di questo progetto mi piace parlare di erotica della lettura. L’idea mi sembra abbastanza comune, inutile a dirsi. Non mi sembra di aver inventato o scoperto niente di nuovo, ma sono qui proprio perché mi interessa questo amplesso, questa fenomenologia amorosa tra il lettore e il libro. Una persona che legge non sta attenta a guardarsi dall’esterno, ma guardare una persona che legge è davvero meraviglioso.
Quanto ai libri e alla fotografia, secondo me c’è un legame. Entrambi comunicano qualcosa, entrambi esprimono un immaginario, una certa visione. Quindi sì, sono in stretta – se non strettissima, – relazione.


Cosa ti colpisce quando osservi una persona intenta a leggere? Quali sfumature riesci a cogliere dalla posizione che assume e dal libro che legge?
                                                                     
                                                                                         Giulia legge i Diari di Sylvia Plath          
Prima di scattare una foto – nel momento in cui mi accordo con il soggetto, – chiedo sempre di poterla fare nel posto dove è solito leggere. Che sia in una panchina, nella camera in disordine o al bar, mi interessa che il soggetto sia a suo agio, sia libero di mettere le gambe in aria, o stravaccarsi, o fumare. Non richiedo mai una posizione specifica – non mi interessa fare una bella foto. Decide tutto il soggetto, anche il libro – e la  scelta dice tanto sulla persona.            
Nel posto stabilito lascio, dunque, che il soggetto si metta a leggere per davvero. Nei primi cinque o sei minuti c’è uno strano imbarazzo dettato dalla presenza dell’obiettivo. Ma poi ci si rilassa, la lettura comincia per davvero. È lì che cerco di cogliere qualcosa di davvero particolare: la mente che smette di guardarsi e guardare intorno, la mente che si chiude in un posto soltanto suo, la mente che va altrove.


Quale libro hai sul comodino?

Da quando sono arrivato all’università, l’intera stanza è diventata un comodino. Ma provo a darti qualche titolo. Vediamo, ho un saggio sull’archeologia greca, Archeologia della nostalgia di John Boardman, Snobbismo di Pierre Daninos, e due romanzi: Coppie di John Updike e L’avversario di Emmanuel Carrère.


Lo scrittore del quale apprezzi lo stile narrativo 

Se ci potesse essere un perfetto miscuglio tra lo stile narrativo di Peter Cameron – e con questo non intendo soltanto Un giorno questo dolore ti sarà utile, per carità – e quello di Alice Munro, sarei un lettore appagato alla perfezione. Ma è solo questione di condizionale: essere un lettore appagato sarebbe una vera disgrazia!


Quali libri sono stati importanti nella tua vita?

Davvero tanti e per molteplici motivi. Un giorno questo dolore ti sarà utile lo è per una ragione del tutto affettiva, legata ad un particolare momento, Mrs. Dalloway di Virginia Woolf lo è stato per una ragione più celebrale. Camere Separate di Pier Vittorio Tondelli mi ha graffiato lo stomaco, e per questo gliene sono grato. Chiamami col tuo nome di Andrè Aciman mi ha tenuto conforto quando mi sentivo assolutamente solo. I libri diventano importanti per tante ragioni – non sempre per la loro autorevolezza o per la loro qualità, o meglio, non solo, – e non riesco a farti una chiara gerarchia.


Un libro da leggere assolutamente è...

Ecco, questa è una domanda che mi mette in assoluta difficoltà. Non credo ci sia un libro che bisogna assolutamente leggere, però quello che posso dirti è che qualche settimana fa ho letto (forse un po’ in ritardo) Sottomissione di Houellebecq. Ho trovato interessante lo sciame di idee e domande che mi ha azionato in testa, quindi consiglierei vivamente la sua lettura. Non perché sia un capolavoro assoluto, o un baluardo incontrastato della letteratura contemporanea, tutt’altro. Perché mette in atto una buona dinamica di pensiero. E questo è sempre un bene. 

Grazie Pierpaolo!


Pierpaolo Lippolis è nato a Francavilla Fontana in provincia di Brindisi, vive a Bologna e studia Lettere ad indirizzo classico all'Alma Mater Studiorum. 
Il blog sul progetto Reading People è attualmente in costruzione.




mercoledì 30 settembre 2015

A proposito di libri

La mia estate, oltre lo scirocco, mi ha regalato diverse letture e no, non ho messo nessun libro in valigia come suggerivano centinaia di articoli sul web semplicemente perché non sono andata in vacanza.  
Per cui mentre tutte le persone armate di ombrellone e infradito andavano nella direzione opposta alla mia, io mi ritagliavo dei momenti di relax brevi ma intensi come i libri che ho letto in questi due mesi. Tra un classico e un contemporaneo ho scoperto che:

a. Mai scartare a priori una storia solo perché c'è l'amore di mezzo e temi che il tutto sia scritto alla "Moccia maniera". Potresti farti sfuggire dei libri interessanti.
b. Non leggere in spiaggia quando ci sono 43° e una simpatica vicina di ombrellone ti racconta il libro che stai leggendo anticipandoti la fine.
c. Ogni tanto leggere Topolino fa bene all'anima.

Detto ciò, ecco i libri che mi hanno tenuto compagnia nelle calde giornate pugliesi... 

Gli sdraiati di Michele Serra

In poco più di 100 pagine, un padre racconta il suo rapporto con un figlio menefreghista e silenzioso come tutti gli adolescenti che attraversano un'età in cui non si accettano, non si riconoscono allo specchio. Un padre che vuole passare del tempo con suo figlio, una camminata fino al colle della Nasca, solo loro due. Chi sono gli sdraiati? I ragazzi di oggi. Inquieti, addormentati, sognatori, ingenui, apatici. Come fa un genitore a entrare nel loro mondo e a comprenderli fino in fondo? Se solo i genitori ricordassero come sono stati loro da giovani. Se solo i figli si accorgessero dei loro genitori prima che sia troppo tardi. "In certe cupe riflessioni serali, mentre tu eri sparito nel tuo altrove e io rinchiuso nella mia impotenza, ho temuto di aver abdicato, come padre, e di averlo fatto per comodità e per pigrizia". 
E' troppo facile fare i genitori quando i figli sono molto piccoli...credo che un padre o una madre nel momento in cui hanno un bambino non sono di sicuro preparati. E' strano, se ci pensate bene. La società organizza corsi su tutto. Corso prematrimoniale, corso preparto...e il corso "pregenitore"? perchè nessuno ci dice come sarà? perché nessuno ci da consigli su come crescerli questi figli? Certo il corso non è la soluzione, ma avere una guida, un consiglio può aiutare a volte. Non è facile essere genitore ma non è facile nemmeno essere figlio. Seguite i vostri figli, anche quando vi mandano a quel paese o vi sbattono la porta in faccia. Siate presenti, non li abbandonate a loro stessi. Sono figli, l'unica cosa di cui hanno bisogno sono un padre e una madre. 



Open di Andre Agassi

"Papà dice che se colpisco 2500 palle al giorno, ne colpirò 17500 alla settimana e quasi un milione in un anno.
Colpisci prima, grida mio padre. Accidenti, Andre, colpisci prima! Stai addosso alla palla, colpisci più forte. Non in rete! Maledizione, Andre! Non in rete!"
Tutti conosciamo Andre Agassi come uno dei più grandi tennisti nella storia. Un padre dispotico che lo ha costretto ad allenarsi dall'età di quattro anni, determinato a farne un campione. Andre Agassi cresce con un odio fortissimo per il tennis, in bilico tra la pulsione verso l'autodistruzione e un perfezionismo maniacale per tutta la sua carriera sportiva. Ho letto questo libro perché volevo capire come sia possibile eccellere in qualcosa che si odia così tanto. E' la storia di un ragazzo fragile come tanti alla ricerca di una propria motivazione al di là delle imposizioni e aspettative paterne. Andre, per tutta la sua carriera, fa fatica a riconoscersi nell'immagine di sé che pubblico e marketing gli hanno cucito addosso. Cade, si rialza, cade di nuovo. Ma non smette mai di lottare, perché giocare a tennis è l'unica cosa che sa fare.
Una lezione di vita. Perché anche i grandi hanno sofferto per diventare tali e di sicuro senza la volontà e la determinazione non si va da nessuna parte anche a costo di pagare un prezzo molto alto. 



Molto rumore per nulla di William Shakespeare

Opera del Bardo che ancora non avevo letto nonostante la rappresentazione teatrale a cui ho assistito lo scorso anno. Siamo a Messina alla fine del cinquecento. In un aristocratico ambiente di corte viene narrato un doppio inganno per le due coppie dell'opera. Claudio e Ero, Beatrice e Benedetto.
Claudio, uomo un po' ingenuo che si fa prendere per il naso con poco e Benedetto, personaggio auto celebrativo che non ci mette molto a smontarsi e ricostruirsi in una nuova veste, quella da innamorato, da lui tanto disdegnata. Beatrice la prima donna che con la sua intelligenza, il suo buonumore, l'ironia e le battute sagaci tiene testa agli uomini tanto da ricordarmi un po' Elizabeth Bennet di Orgoglio e Pregiudizio. 
Una delle opere che più preferisco dove viene fuori tutta la bravura di Shakespeare a inanellare versetti e scambi di battute che sembrano fluttuare nell'aria e personaggi divertenti, come Carruba e Sorba i soldati della ronda, che fanno da contorno a questa commedia degli equivoci, una delle migliori che abbia mai letto.
"C'era una stella che danzava e sotto quella sono nata" (Beatrice atto II, scena I)


L'azzurro del cielo non ricorda di Hannah Richell

Non è il mio genere, lo ammetto. Le storie d'amore narrate in modo leggero ai tempi di oggi non fanno per me. Colpa delle sorelle Bronte, di Jane Austen, Tolstoj, Marquez che mi hanno regalato personaggi indimenticabili descritti in maniera sublime. Ma questo libro che mi è stato regalato si è rivelato una piacevole sorpresa.
La narrazione si alterna tra presente e passato e ogni capitolo ha un arco temporale ben preciso.
Londra ai giorni d'oggi. Lila, una ragazza di trent'anni, cerca di affrontare il dolore per la perdita della sua bambina nata prematura a causa di un incidente domestico fino a quando inaspettatamente riceve in eredità un dono da una persona sconosciuta.
Nel 1980 cinque ragazzi neo laureati, liberi e spensierati, decidono di concedersi un anno sabbatico per vivere in un cottage vicino a un lago, nella campagna inglese. 
All'inizio leggendo le pagine non ero molto entusiasta, mi sembrava una storia scontata, banale. Poi a un certo punto qualcosa cambia. Personaggi che all'apparenza non hanno nessun legame tra loro sono invece uniti da qualcosa di indissolubile diventando partecipi gli uni dei destini degli altri. Fin dall'inizio del romanzo l'autrice dissemina indizi che poi ritornano alla mente del lettore man mano che prosegue con la storia. In questo ne riconosco la bravura, come pezzi di puzzle pagina dopo pagina il lettore cerca di incastrare, sbagliando.
Possiamo dire di conoscere veramente qualcuno? Magari è nostra sorella, nostra madre, un nostro amico o fidanzato. Siamo in grado di conoscere davvero i pensieri degli altri, le loro intenzioni, i loro progetti o ambizioni? Io credo di no, se è vero che ognuno di noi ha una parte nascosta di sé. 



Cose da salvare in caso di incendio di Haley Tanner


Riletto quest'estate, la Tanner è riuscita a sorprendermi di nuovo. Quando si legge un libro per la seconda volta ci sono sfumature, atteggiamenti, piccole cose che ci sfuggono durante la prima lettura. Complice il fatto di leggere il libro in momenti diversi della nostra vita con stati d'animo differenti.
Vaclav è un bambino russo di dieci anni con un sogno nel cassetto: diventare un grande mago famoso in tutto il mondo insieme a Lena la sua incantevole assistente, anch'essa di origini russe e compagna di scuola. Entrambi sono emigrati in America, la terra delle grandi opportunità. Ma mentre Vaclav vive un'esistenza normale a Brooklyn con i suoi genitori, Lena abita con una giovane zia sbandata a cui l'unica cosa che importa sono gli uomini e la droga. Lena cresce così da sola aiutata da Vaclav che le da ripetizioni di inglese e matematica, ma un giorno la piccola assistente del mago scompare. Cosa le è successo?
Questo libro è un romanzo d'amore tra due bambini. Il loro casuale incontro diventa sin da subito la premessa di qualcosa più grande di loro, sono l'uno il pezzo mancante dell'altro: Vaclav è il bambino ambizioso che vuole diventare mago, che conosce le leggi della fisica e che si esprime perfettamente in una lingua che non è la sua, metodico e razionale è completato da Lena, la sua piccola assistente, che rappresenta all'opposto l'emotività, la fragilità e la sensibilità con tutti i suoi problemi e la sua difficoltà di istaurare relazioni. E quando Lena scompare è come se il tempo per Vaclav si fosse fermato e tutto perdesse d'importanza. Ma il tempo passa veloce e dopo quasi dieci anni Vaclav pensa ancor a Lena dandole ogni sera la buonanotte, ovunque lei sia. 
Questa è la storia di un'amore. Di un'amore che sarà la prima cosa da salvare in caso di incendio.
"Quando c'è una persona che è il tuo destino, quando c'è una persona a cui vuoi bene più che a tutte le altre, certe volte la tratti male e hai voglia di ferirla".




La leggenda del santo bevitore di Joseph Roth

Dopo aver lavorato nelle miniere ed essere stato in carcere per l'omicidio del marito della sua amante, Andrèas fugge a Parigi dove inizia la sua esistenza da alcolizzato senza fissa dimora. Una sera, dopo il tramonto, un uomo distinto passeggia lungo il ponte dove vive Andrèas e gli dona duecento franchi. L'uomo, devoto di S. Teresa di Lisieux, gli chiede di restituire il denaro la domenica seguente facendo un'offerta alla chiesa di S.Maria di Batignolles prima della messa delle dieci. Molte volte Andrèas si ritroverà in tasca la somma necessaria per saldare il suo debito ma altrettante volte si lascerà distrarre da amori, amicizie, alcool.
Un racconto a metà tra favola e parabola che concilia un che di mistico e di surreale alla spietata durezza della realtà. Un protagonista combattuto tra le umane tentazioni del vizio e il nobile desiderio di restare una persona onorevole nonostante la condizione di decadenza. Autobiografica e fortemente autocritica, questa storia fa trasparire i tormenti di Roth, schiavo del bicchiere e ormai prossimo alla morte, ma anche il suo geniale talento letterario e la sua grande sensibilità e capacità di raccontare l'animo umano con parole semplici e con velata ironia. 
Una visione attuale, sicuramente pessimistica, che vede gli sforzi e la buona volontà degli uomini soccombere davanti alla loro natura indolente e viziosa. Ma c'è comunque un barlume di speranza. La vita ci offre sempre una possibilità di riscatto, sta a noi approfittarne oppure cedere davanti a un bicchiere di Pernod.
"Ecco quel che sono veramente: cattivo, sbronzo, ma in gamba".

Buona lettura!






martedì 7 luglio 2015

Di cosa ho paura? Di te, o meglio, di me senza di te.

A volte confesso di acquistare libri attratta dal titolo in copertina, senza leggere sul momento di cosa si tratta davvero. Passeggiando tra gli scaffali di una libreria, capita che vengo catturata da una particolare combinazione di parole che mi incuriosisce a tal punto da acquistare subito il libro, leggerlo e capire come mai l'autore ha scelto proprio quel titolo per raccontare la sua storia. Si lo so, in alcuni casi si va incontro a vere e proprie delusioni, così ti ritrovi in mano libri scritti male e pieni di errori con una storia banale tanto da chiederti: "Ma davvero questo autore ha pubblicato un libro???" Dubbi amletici a parte, voglio raccontarvi la mia storia con un libricino piccino picciò da cui, a mio parere, c'è tanto da imparare. Non è il capolavoro della letteratura, sia chiaro, però leggerlo ci porterà a domandarci un paio di cosette.

La meccanica del cuore, il titolo. Ecco. Non vi sembra già meraviglioso? Certo, subito capisci che di ingranaggi si tratta. Il cuore ha un meccanismo tutto suo, lo sapete si? Se dovessi dargli un aggettivo, incontrollabile è il primo che mi verrebbe in mente. 
Se siete lettori scettici e un po' cinici vi dico subito che questa storia non fa per voi. Se invece siete come me che adorate storie strampalate che nascondono messaggi importanti allora mettevi comodi.

Immaginiamo per un attimo di trovarci nel 1874 in una vecchia casa in cima alla collina più alta di Edimburgo. Jack, il protagonista, nasce una notte d'inverno con il cuore completamente ghiacciato. Abbandonato dalla madre, sarà la levatrice Madeleine a salvarlo applicandogli sul cuore un orologio a cucù. Si avete sentito bene, di quelli antichi in legno con la molla che fanno tic tac. Una protesi geniale direbbe qualcuno, peccato però che sia molto fragile. Little Jack cresce con Madeleine che gli farà da madre educandolo con rigide regole ma un giorno, mentre camminano insieme per le strade della città, incontra l'amore negli occhi di una piccola cantante andalusa e boom il suo cuore vibrerà come non mai. 

Tic tac, tic tac...

I personaggi, a mio parere, sono il punto di forza di questo racconto. Mathias Malzieu li descrive stravaganti e tristi, ognuno con la sua storia a cominciare dalla levatrice Madeleine, una donna considerata da tutti una strega "che aggiusta gli uomini quando si rompono”  e che sarà una madre per Jack tanto da  farlo vivere al riparo dalle emozioni mettendolo in guardia: "Uno non toccare le lancette. Due, domina la rabbia. Tre, non innamorarti mai e poi mai!".
Tra i personaggi che ho amato di più c'è l'estroso illusionista Georges, già presente in Hugo Cabret, che curerà il cuore e i dubbi di Jack insegnandogli che l'amore è un sentimento puro e andrebbe vissuto in maniera spensierata: "Se hai paura di farti male aumenti le probabilità di fartene sul serio. Se passi la vità cercando di non romperti niente ti annoierai tantissimo, non conosco nulla di più divertente dell'imprudenza!". 
Non mancano personaggi dalla personalità caleidoscopica come il vecchio Arthur che zoppica canticchiando Oh when the saints e due bambine trentenni, Anna e Luna, travestite con indumenti aderenti e leopardati.
Joe, il suo rivale in amore. La bella andalusa Miss Acacia che manda in tilt il cuore-orologio di Jack.
E poi Little Jack, il protagonista, che usa un linguaggio pieno di metafore, similitudini poetiche e versi altisonanti che nascondono sentimenti forse troppo forti per la sua età. Ma chi l'ha detto che c'è un'età giusta per innamorarsi? 

Tic tac, tic tac...

L'amore che non conosce limiti, la pazzia, la gelosia che ti spinge a fare cose strane. E' quello che ci capita quando ci innamoriamo, no? Smettiamo di pensare in modo razionale e se siamo coraggiosi ci lasciamo trasportare da un turbine di emozioni che ti toglie la terra sotto i piedi.
Leggete questo libro come se fosse un viaggio. Ma si, avete capito cosa intendo. Quando si viaggia c'è sempre qualcosa che va storto. Il bagaglio smarrito, la camera non prenotata, il luogo non è come ve l'aspettavate, il cellulare lasciato a casa e via dicendo.
Ecco. Leggendo vi capiterà qualche incidente di percorso. Vi chiederete se sia giusto proseguire la storia, oppure vi ricorderà avvenimenti della vostra vita che avete cercato di dimenticare. Farete il tifo per il protagonista o forse no. Riderete per alcuni personaggi e ne odierete altri. Vi capiterà anche di chiudere il libro di colpo ed esclamare a gran voce: "Ma che razza di scemenze sto leggendo?".
Tutto normale tranquilli, siete sulla buona strada. Perché quando un libro vi suscita delle emozioni o vi porta a porvi delle domande, per quanto banale o complessa possa essere la storia, significa che quel libro ha fatto centro in un modo o nell'altro. 

Vi arrabbierete. Oh si, certo che vi arrabbierete. E imparerete che l'amore ha un meccanismo complesso che non sempre ci fa prendere la decisione giusta. "Sperimenterai l'assenza, poi i tormenti della gelosia, dell'incomprensione, infine la sensazione del rifiuto e dell'ingiustizia". Non è tutto rose e fiori l'amore, no?
Però sapete quale sarebbe l'errore più grande che possiamo commettere? Pensare che l'amore non esiste. Pensare di riuscire a non innamorarci dandoci delle stupide regole. Pensare di evitare l'amore per non soffrire. Lasciatevi trasportare e siate testimoni di un sentimento che capita, forse, una sola volta nella vita.

Tic tac, tic tac...

sabato 4 luglio 2015

Nord e Sud di Elizabeth Gaskell


Mi accingo a scrivere una recensione che ho a lungo rimandato, ma sulla quale mi trovo ogni tanto ad arrovellarmi sin da quando ho letto il suddetto libro. Trattasi, come da titolo, di Nord e Sud, scritto da Elizabeth Gaskell nel 1855, edito per la prima volta in Italia dalla Jo March nel 2011, assai ben tradotto da Laura Pecoraro.
Che dire? Mi è molto difficile parlarne senza risultare una nevrotica esaltata. Il fatto è che ho letteralmente adorato questo libro, che mi ha trascinata in una lettura frenetica da 'non staccherò gli occhi dalle pagine finché non l'avrò finito' e che mi ha affascinata come solo zia Jane e l'esimia Charlotte sanno fare. Ho appena citato due delle scrittrici che amo di più, eppure mi sento di dire che, rispetto a loro, la Gaskell mi ha dato qualcosa in più. Non tanto come gradevolezza, in quello siamo alla pari – il che, detto da me, non è poco – piuttosto come costruzione della trama e nella descrizione del contesto storico. Il punto di vista passa dalla protagonista Margaret Hale all'imprenditore John Thornton, allievo e amico del padre. In questo modo la visione d'insieme è più completa e possiamo dire di conoscere a fondo i pensieri e i sentimenti di entrambe le parti in causa, e crucciarci per gli equivoci e i malintesi che continuano ad avere luogo tra i due.
Inoltre, qui si parla a fondo dell'industrializzazione, dei diritti degli operai, della freddezza degli imprenditori, del diritto al lavoro, di miseria, della cecità figlia dell'orgoglio... ecco, per via di questo sotto-testo sociale ammetto che il libro della Gaskell mi ha appassionata molto più di quanto non mi aspettassi.

Ma della trama non ho ancora detto praticamente nulla.
Il padre di Margaret è un ecclesiastico che ha scelto di rinunciare ai voti e trasferirsi dalla verdissima e fiabesca Helstone (nel Sud) alla fumosa e caotica Milton (nel Nord) in cerca di lavoro come precettore. La moglie è una donna debole e cagionevole, persa nel ricordo del fratello di Margaret, costretto lontano da casa per motivi che verranno ampiamente spiegati nel corso della narrazione. Margaret adora la casa immersa nel verde in cui abita coi genitori, conosce tutti gli abitanti del paese e la decisione del padre di trasferirsi la deprime orribilmente. Ma è anche forte, perciò si fa carico della sofferenza e dei dubbi della madre e aiuta il padre nell'organizzazione.
Giungono a Milton e si trovano catapultati in un mondo fino ad allora del tutto sconosciuto, fatto dei fumi delle fabbriche e del rumore incessante della produzione, di gente piegata dalla fatica, scioperi, proteste... eppure John Thornton, allievo del signor Hale, si dimostra curiosamente orgoglioso della propria città, quasi fosse opera sua, o meglio, come se ne fosse il perfetto discendente. Neanche a dirlo, tra Margaret e Thornton, padrone di un importante cotonificio, si sviluppa un curioso rapporto in cui si mescolano antipatia, interesse e rispetto. I due hanno punti di vista diametralmente opposti e si trovano spesso a scontrarsi sulle condizioni degli operai, il mercato, i salari e quant'altro.


Astutamente la Gaskell riesce a offrirci una semplificazione delle ragioni dietro al comportamento degli operai tramite il padre sindacalista di Bessy, un'amica di Margaret, e il punto di vista degli industriali grazie a John Thornton. Non mancano le critiche ai colleghi dell'industriale, così come alla violenza di alcune fazioni estreme del sindacato. È come uno speranzoso augurio, questo libro, un'esortazione alla stretta di mano finale che porterà l'umanità fuori dalla melma in cui si trova.
I personaggi sono, a mio avviso, un po' troppo polarizzati e stereotipati. Il signor Hale è troppo mite, Margaret è troppo buona, Thornton troppo freddo eccetera, il che dopotutto non è affatto strano considerando l'epoca in cui è stato scritto. E viene anche da pensare che forse solo gli occhi estremamente buoni e privi di pregiudizi di Margaret avrebbero potuto guardare al caos e alla ruvidità di Milton senza disprezzarla, così come una città così dura non avrebbe potuto plasmare altro se non Thornton.

Quindi, ovviamente, consiglio senza indugio né incertezza la lettura di questo libro. È stupendo al punto che mi mancano le parole per descriverlo. La mia recensione non gli rende minimamente giustizia. Perciò non vi resta che andare a controllare di persona, no?